Terapia amniotica

La terapia amniotica è un nuovo intervento di gruppo che coinvolge il corpo e la psiche e si svolge in acqua a 35°. L’obiettivo di questa terapia innovativa è rinforzare nei partecipanti la sicurezza in se stessi attraverso la cura protettiva del gruppo e arricchire la qualità ed il benessere della propria vita e delle proprie relazioni sociali.

Nel calore dell’acqua possono attivarsi ricordi ancestrali del contatto con il liquido amniotico; l’utente gradualmente si affida al terapeuta che lo sostiene e lo aiuta ad entrare in un contatto profondo con se stesso e con gli altri partecipanti all’esperienza. In acqua il peso del corpo si riduce di circa sei volte e questo permette, sia a chi tiene che a chi è tenuto, di percepirsi leggero come nei primi mesi di vita infantile. I movimenti effettuati dai terapeuti che sostengono gli utenti hanno come modello l’alternanza di contrazioni e distensioni del grembo materno, che produce un ritmo armonico di contatti e distacchi della parete uterina dalla superficie corporea del feto, sempre mediati dal liquido amniotico.

Nella terapia amniotica l’alternanza di contatti e distacchi è sperimentata dagli utenti insieme ai terapeuti. La comunicazione nel gruppo si basa sui tipici gesti dell’accudimento parentale denominati da Winnicott (1945) “holding and handling” (due parole che includono i concetti del contenere, tenere in braccio, manipolare, cullare, accarezzare, dondolare, avvicinare a allontanare dal proprio corpo). L’utente ha anche la possibilità di sperimentare l’esperienza fisica e psichica di contenere e contemporaneamente essere contenuto in modo armonico creandosi in tal modo la premessa fisica per integrare le funzioni psichiche del contenitore-contenuto (Bion,1962). Grazie a questo tipo di comunicazione primaria “amniotica” tra terapeuti e utenti si crea una sintonizzazione affettiva che attiva il senso di essere protetti. Ciò contribuisce ad aumentare la positiva consapevolezza di essere-bene in se stessi, sicuri nel rapporto con gli altri.

Una ricerca pilota condotta presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Umane dell’Università di Perugia con persone sofferenti di psicosi ha dimostrato in 9 partecipanti alla terapia amniotica un significativo miglioramento della qualità della vita in particolare per quello che concerne le relazioni sociali e le capacità lavorative (Peciccia et al 2015).

I dati incoraggianti di questa ricerca hanno portato ad estendere la ricerca sperimentale valutando i risultati non solo dal punto di vista clinico e psicodinamico ma anche dal punto di vista neurofisiologico. Così il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma, con il team guidato da Vittorio Gallese noto per la scoperta dei neuroni specchio, si è affiancato al Dipartimento di Scienze Sociali e Umane dell’Università di Perugia per costruire congiuntamente un modello sperimentale per valutare empiricamente il senso del sé di pazienti sofferenti di psicosi (Ardizzi et al. 2016).

I primi risultati di questo modello sperimentale hanno evidenziato in un caso singolo, dopo tre anni di terapia amniotica, la scomparsa di deliri e un parallelo netto miglioramento di parametri neurofisiologici indici della integrità del sé corporeo. (Peciccia et al. 2017)

Conseguentemente la ricerca sperimentale sulla terapia amniotica, sinora condotta solo su singoli pazienti, è stata estesa ad un gruppo di 40 pazienti e coinvolge oltre le Università di Perugia e Parma anche il gruppo Redancia che ha realizzato una vasca specifica per la terapia amniotica  presso la comunità terapeutica “Agriellera” di Montezemolo  ed il Dipartimento di Salute Mentale della ASLRoma1 che utilizza una vasca per la terapia amniotica presso l’ ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà a Roma. La sperimentazione è iniziata nel 2018 e durerà sino al 2021.

 

Il gruppo Amnios offre sessioni di terapia amniotica della durata di un’ora e mezza, con frequenza che va da 1 a 4 quattro volte alla settimana.

 


Bibliografia

Bion, W.R. (1962). Learning from Experience. London: Heinemann.

Winnicott, D.W. (1945). Primitive emotional development. In Through Paediatrics to Psychoanalysis: collected papers (Ch 12). 1958. London: Tavistock.

Peciccia M, Mazzeschi C, Donnari S & Buratta L (2015). A Sensory-Motor Approach for Patients with a Diagnosis of Psychosis. Some Data from an Empirical Investigation on Amniotic Therapy. Psychosis. Vol.7 N. 2, P.141-151, DOI: 10.1080/17522439.2014.926560

Ardizzi M, Ambrosecchia M, Buratta L, Ferri F, Peciccia M, Donnari S, Mazzeschi C, Gallese V (2016) Interoception and Positive Symptoms in Schizophrenia. Front Hum Neurosci. 2016; 10: 379. Published online 2016 Jul 27. doi:  10.3389/fnhum.2016.00379. PMCID: PMC4961721 Interoception and Positive Symptoms in Schizophrenia.

Peciccia M, Ambrosecchia M, Buratta L, Germani A, Mazzeschi C, Gallese V: Constructing the Sense of Self in Psychosis: a Single Case Study. In “The Intersubjective Revolution. Implications for Psychoanalysis and Psychotherapy”. Università degli Studi di Bergamo, Aula Magna S. Agostino. 19-20 maggio 2017